Miracolo

Sì, mi capita ancora.

Di giorno in giorno il dolore diventa sempre meno forte, sempre meno lancinante, eppure lo sento.

Mi capita di pensarti, di girarmi indietro e ricordare quello che eravamo e sento una mano che si diverte a graffiarmi il cuore, a torturare la mia mente.

La tristezza, mano a mano, si trasforma in forza; quella forza che ti fa reagire e non ti fa più barcollare, nonostante i graffi che senti e le ferite ancora aperte. Tu la chiami volontà, io la chiamo orgoglio, ma alla fine non conta il termine.

Che fosse questo lo scopo finale? Infondo le persone vanno e vengono dalla nostra vita e ognuno di loro, alla fine del proprio percorso in comune, lascerà il proprio segno.

Un tempo guardavo le mie cicatrici come una maledizione, come i segni indelebili di tante sconfitte; ora invece inizio a guardare quella che si sta creando intorno al tuo nome e vedo tutto in maniera diversa: vedo dei segni meravigliosi che hanno forgiato uno spirito nuovo, che porta con se un bagaglio di conoscenza ed esperienza capace di aiutare se stessi e il prossimo.

La tua cicatrice si è estesa intorno a tutte le altre e ora anche loro sono diventate belle, con uno scopo ben preciso. Perchè grazie a te ho finalmente capito come bisogna vivere la vita e i propri sentimenti.

Hai avuto il potere di trasformare quelle che io consideravo sconfitte in vittorie. Se questo non è un miracolo non so proprio come definirlo.

Il dolore ha uno scopo evolutivo: ti rende più forte, aiuta a rivalutare le proprie scelte e le loro conseguenze.

Harold Finch - Person of Interest

Le opinioni ed “effetto alone”

Il concetto di opinione personale, a mio parere, sta andando a puttane.

Scusate la parola scurrile ma non vedo metafore più azzeccate di questa.

Se ti conviene essere di destra sei di destra; se ti conviene essere di sinistra sei di sinistra; se lavori per un azienda che evade il fisco lo fa perchè deve sopravvivere; se lo fanno altre aziende sono la rovina delle nazioni e così via.

La gente non ha più opinioni personali, ma solo salotti dove accomodarsi per vivere nella comodità più totale del non mettere in discussione le proprie idee, perchè non conviene farci nemici chi può aprirci qualche porta, qualche possibilità, no? Poco importa se perdiamo la nostra identità, noi stessi e i propri valori, l’importante è avere l’iPhone nella borsa di Armani.

Sapete cos’è l’effetto alone? Ogni tanto mi divertivo a leggere i libri di psicologia di mia sorella.

L’alone è, spesso,  un effetto ottico che crea un’aureola intorno a una fonte luminosa, dando l’impressione che la luce sia più ampia del reale; è la stessa cosa che a volte capita a noi con le nostre opinioni.

Se una persona, un oggetto, un libro o qualunque altra cosa semplicemente ci colpisce in qualche dettaglio, questo ci fa dimenticare del resto facendoci perdere il contatto con la realtà. Questo cosa comporta? Che il libro appena letto sia un capolavoro quando poi l’autore è un Willwoosh o Federico Moccia; che un capo di abbigliamento, nonostante sia orribile e costoso, vi fa sentire fighi solo perchè l’avete pagato trilioni di euro; che se una ragazza ha delle belle tette, automaticamente la vediamo come la prossima vincitrice del premio Nobel per la letteratura, quando poi non azzecca due parole di italiano; insomma credo di essermi spiegato.

Quindi, cari miei, come spesso dico, aprite gli occhi e soprattutto il cervello, pensate con la vostra testa e non con il vostro portafogli o i vostri ormoni.

James Blunt - Heart to heart

Ci sono momenti in cui io non so dove sono
Tu mi fai sentire come se fossi un ragazzino e non un uomo
Ci sono volte in cui non mi fai sorridere
Di notte sto sdraiato sveglio e mi preoccupo per un po’

E’ ok perché io so
Che tu splendi anche in un giorno di pioggia
Posso trovare la tua traccia
che mi guida verso qualsiasi luogo in cui tu sia caduta
Se hai bisogno di una mano da stringere
Verrò correndo
Perché io e te
Cammineremo affiancati fino alla morte
Tu dovresti sapere
Noi ci guardiamo negli occhi
Nel cuore

Ci sono volte in cui piango perché tu non hai pianto
La tua mente è così lontana ma è come se il tuo corpo fosse qui
Ci sono volte in cui ho semplicemente camminato alla tua porta
Ed ho pensato che non sarei mai più riuscito a vederti

E’ ok perché io so
Che tu splendi anche in un giorno di pioggia
Posso trovare la tua traccia
che mi guida verso qualsiasi luogo in cui tu sia caduta
Se hai bisogno di una mano da stringere
Verrò correndo
Perché io e te
Cammineremo affiancati fino alla morte
Tu dovresti sapere
Noi ci guardiamo negli occhi
Nel cuore

In qualsiasi luogo tu cada
Se ti servisse una mano da stringere
Arriverò correndo
Perché io e te
Cammineremo vicini fino alla morte
Tu dovresti sapere
Noi ci guardiamo negli occhi
Nel cuore
Posso trovare la tua traccia
che mi guida verso qualsiasi luogo in cui tu sia caduta.

Tallone di Achille

Il guerriero più forte di tutta la Grecia, l’invincibile Achille, fu ucciso da una freccia che trafisse il suo tallone facendolo morire dissanguato. Lui era invulnerabile, forte, eppure quel tallone, l’unica parte non immersa nel fiume Stige, fu quello che segnò il suo destino di morte.

Tu, proprio tu, eri (sei) il mio tallone di Achille.

Sei quella parte di me capace di farmi cadere a terra con semplice sussulto, ma sei anche in grado di farmi diventare ancora più forte quando decidevi di dedicarmi un po’ del tuo tempo, in qualunque modo.

Su questo devo darti ragione: è una cosa che non andava bene.

Da domani mi attende una nuova sfida: inizierò un percorso che, spero, potrebbe segnare il mio futuro; non potevo permettermi di avere questo punto debole.

Qualsiasi cosa tu facessi, nel bene o nel male, decideva se la mia giornata doveva essere felice o triste. Per quanto io, pensando a te, veda ciò che di più bello potesse capitarmi, devo cominciare a non barcollare più sui miei stessi sentimenti. Tu mi hai insegnato anche questo: per quanto una persona possa essere importante, non deve avere tale potere, altrimenti la mia forza, la mia voglia di combattere sarà sempre e solo un’illusione.

Con te lontana, ora mi sento come Achille che non ha punti deboli, non ha alcun tallone capace di farlo morire. Che paradosso malefico! Eppure devo accettare il fatto che sia così.

Non chiuderò il mio cuore, non avrò paura di rimettermi in gioco e di amare di nuovo.

Mi hai insegnato quello che l’amore è e quello che non dovrebbe essere.

Non dimenticherò tutto questo, così come non dimenticherò mai te.

Qualsiasi ferita tu abbia, non puoi fermarti, devi andare avanti, perché la cosa più importante che hai sei tu, la tua vita.

Quando si trova la persona giusta, non ci si arrende mai

Crazy,Stupid,Love

Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me. Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene. In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo. Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.

Banana Yoshimoto

A quanto pare sono stato scelto per il project work di una pubblicità, a seguito del corso del Marketing svolto il mese scorso

Sentirò l’odore dell’imprenditoria, del Business, del marketing applicato.

Dovrò avere una mentalità…da “sciogno”, alla Briatore.

Inerzia

L’inerzia è una cosa che sopraggiunge in quei rapporti che a livello affettivo sono finiti, ma vanno avanti perchè legati da alcuni variabili, soprattutto il tempo.

L’inerzia l’ho sempre vista come una delle tante facce del diavolo.

Coppie che, ad esempio, stanno insieme da 3/4/5/6 anni o più, ma che quando le vedi pensi: ma questi stanno veramente insieme? Noti la loro noia, la loro voglia di evadere e di ricominciare ma non lo fanno, perchè dopo tutto quel tempo, accettare che la cosa sia finita fa paura, quindi si va avanti per inerzia, abitudine.

Penso che questo, insieme alla paura, sia un grande male. Vi ho citato l’esempio di una coppia fidanzata, ma tale discorso si può estendere anche ad altri contesti: amicizia, famiglia, rapporto di lavoro ecc ecc.

Cosa distingue un rapporto, di qualunque natura esso sia, vivo da uno che va avanti a inerzia? Penso la voglia di condividere, la voglia di sorridere e avere quel punto di riferimento, in un angolo della tua vita, a cui far affidamento. Quando una cosa la fai col sorriso e non perchè “devi farlo”.

L’inerzia è il risultato della mancanza di coraggio sostanzialmente, quella che ti impedisce di guardare in faccia la realtà e prendere coscienza del frutto delle proprie scelte. Se la nostra mente e il nostro cuore sentono il bisogno di nuovi stimoli sarebbe bene lasciarlo andare e vivere tranquillamente, senza sentire l’obbligo di fare cose che non ci va di fare, fare promesse che puntualmente non vengono mantenute perchè non c’è più la voglia di rinnovare un sentimento, un legame.

L’inerzia la si può considerare come la forma più spietata e malefica dell’ipocrisia, che affonda le sue radici nella paura di fare delle scelte o, peggio ancora, di non accettarne le conseguenze.

Per quante cose brutte tu abbia subìto, puoi sempre continuare a vivere…

Super 8 di J.J Abrams

Vedere solo il lato cattivo

Sto scrivendo che, come al solito, nella mia strada qualcuno sta facendo dei lavori: flex, impastatrici, operai che comunicano tra di loro con versi degni dei migliori australopitechi antenati dell’uomo; se ogni tanto sclero abbiate pietà di me.

Uno dei miei peggior difetti, prima che cercassi di eliminarlo, era quello di mettermi in paragone con gli altri.

Guardavo gli altri avere ciò che io facevo fatica ad ottenere. Quando capitava mi sentivo angosciato e facevo del vittimismo becero che non serviva a nulla. Poi ho cominciato a far leva sul mio orgoglio e sulla mia volontà e tutto cominciò a cambiare, grazie anche all’aiuto di una persona che mi è stata davvero vicina. Per fortuna.

Spesso però mi sono chiesto come mai sono cresciuto con questa eterna tendenza al paragone e, credo, di aver ricevuto finalmente una risposta.

Immaginate di essere una persona che nonostante non riesca a trovare lavoro, dandosi un gran da fare, telefonando e contattando chiunque tra aziende e uffici, riesce in qualunque caso a mantenere una vena di ottimismo. Ci siete riusciti? Ok.

Scende a pranzo e la prima cosa che vi dice vostra madre è: eh lo sai che il figlio di X è stato chiamato? Anche la figlia di Y l’hanno chiamata per questo colloquio. Tu che combini?

Alcuni genitori ce la mettono proprio tutta a mortificarti. Fortunatamente ho imparato a fregarmene, perchè fino a quando sono consapevole che sto facendo di tutto per trovare anche un minimo di lavoro, non devo rimproverarmi di niente, ma penso che alcuni genitori devono smetterla di vedere solo il lato cattivo dei propri figli.

Mio nipote, spesso, mi scrive dicendomi che mia sorella a ogni suo tentativo di partecipare alle cose di casa, che sia preparare un dolce o dire una semplice opinione, viene sempre zittito con TU NON SAI FARE NIENTE, MI DISTURBI, VAI A GIOCARE.

Lungi da me fare la paternale a dei genitori, ma spesso mi chiedo perchè questi tendono sempre a porre sul gradino più basso i propri figli. Non è una questione di sentimenti, ma di atteggiamenti.

Quando vedo questo cose mi guardo indietro e capisco il motivo per cui molti miei coetanei, più giovani o più vecchi, crescono con quel senso di disagio che li pone in discussione con se stessi anche quando non dovrebbero, ammazzando la loro stessa autostima.

Penso che alcuni genitori, non tutti, debbono iniziare a vedere i propri figli come delle persone con un cervello, dei talenti e delle capacità, dandogli l’opportunità di esprimersi e, laddove siano in difficoltà, fare qualcosa di concreto.

Chiunque legga queste cose, che si è trovato qui per sbaglio e magari si ritrova in queste parole, deve sapere una cosa: nemmeno i vostri genitori hanno il diritto di farvi sentire incapaci, siate sempre sicuri di voi stessi e di ciò che volete! Accettate le critiche giuste e ignorate la gente che parla tanto per sprecare ossigeno.

Credete sempre in voi stessi, le chiacchiere lasciatele al vento.

The Police - Every Breath You Take

Ogni respiro che fai
Ogni movimento che fai
Ogni legame che rompi
Ogni passo che fai
Io ti guardo

Ogni giorno
Ogni parola che dici
Ogni gioco che giochi
Ogni notte che passi con me
Io ti guardo

Non lo capisci?
Tu appartieni a me
Quanto duole il mio povero cuore
ad ogni passo che fai

Ogni movimento che fai
Ogni promessa che non mantieni
Ogni sorriso falso
Ogni protesta che fai
Io ti guardo

Dal momento che te ne sei andata
mi sono sentito perso, ho smarrito la strada
Io sogno la notte
Posso solo vedere il tuo viso
Mi guardo intorno e capisco che non riesco a rimpiazzarti
Mi sento infreddolito e desidero il tuo abbraccio
Continuo a piangere, per favore

Non lo capisci?
Tu appartieni a me
Quanto duole il mio povero cuore
ad ogni passo che fai

Ogni movimento che fai
Ogni promessa che non mantieni
Ogni sorriso falso
Ogni protesta che fai
Io ti guardo

Ogni movimento che fai
Ogni passo che fai
Io ti guardo

Io ti guarderò…

Ogni dolore che si vive ha lo scopo di renderci più forti e consapevoli nei confronti della vita.
Ci insegna ciò che è importante e ciò che non lo è.
Ci insegna ad amare se stessi perchè è l’unico modo poter avere tra le proprie mani la vita e valorizzarla, andando avanti, sempre e comunque.
Con questi insegnamenti lo spirito, seppure ferito, si tempra e si rinnova, portandosi con se ciò che il dolore gli ha insegnato.
Si rinasce, si torna a viaggiare, alla ricerca dell’onore, della felicità.
Perché io mi amo…

Ogni dolore che si vive ha lo scopo di renderci più forti e consapevoli nei confronti della vita.

Ci insegna ciò che è importante e ciò che non lo è.

Ci insegna ad amare se stessi perchè è l’unico modo poter avere tra le proprie mani la vita e valorizzarla, andando avanti, sempre e comunque.

Con questi insegnamenti lo spirito, seppure ferito, si tempra e si rinnova, portandosi con se ciò che il dolore gli ha insegnato.

Si rinasce, si torna a viaggiare, alla ricerca dell’onore, della felicità.

Perché io mi amo…

M’abituerò…

Credetemi.

Sto guardando lo spazio riservato al testo e vorrei essere un fiume in piena, ma allo stesso tempo faccio fatica a scrivere anche una sola frase.

Poco fa mia zia, vedendomi in canottiera, mi ha detto che se non mi mettevo una maglia avrei preso freddo; se fosse quello il vero problema basterebbe una maglia e via.

Per il peso che mi sto trascinando non basta di certo una maglia di cotone.

In queste ore mi sto impegnando a non pensarci, a distrarmi, a tenermi occupato anche con cose futili. Un esempio? Oggi ho formattato 3 volte il pc installandoci sopra tre distro Linux diverse ( se non sapete che sono c’è wikipedia ). So che non è questo il modo di affrontare l’angoscia che ho dentro.

Quelle poche volte che ho guardato la tv, ho avuto la sfortuna di imbattermi in programmi o spot dove vedevo un coppia essere felice e un tonfo allo stomaco mi prendeva e mi faceva ricordare che, in fin dei conti, erano passate solo poche ore.

Ad un tratto ho spento tutto, mi sono sdraiato, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a meditare. Nella mia mente ecco suonare una canzone di Ligabue, perfetta per il periodo che sto passando:


M’abituerò a non trovarti
m’abituerò a voltarmi e non ci sarai
m’abituerò a non pensarti
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

Alla fine
c’è sempre uno strappo
e c’è qualcuno che ha strappato di più
Non è mai
qualcosa di esatto
chi ha dato ha dato e poi
chi ha preso ha preso tutto quel che c’era
non conta più sapere chi ha ragione
non conta avere l’ultima parola… ora.

M’abituerò a non trovarti
m’abituerò a voltarmi e non ci sarai
m’abituerò a non pensarti
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

Alla fine
non è mai la fine
ma qualche fine dura un pò di più
Da qui in poi
si può solo andare
ognuno come può
portando nel bagaglio quel che c’era
e le macerie dopo la bufera
ricordi belli come un dispiacere… ora.

M’abituerò a non trovarti
m’abituerò a voltarmi e non ci sarai
m’abituerò a non pensarti
quasi mai, quasi mai, quasi mai.

M’abituerò a non trovarti, io m’abituerò
a voltarmi e non ci sarai
m’abituerò a non pensarti, io m’abituerò
quasi mai, quasi mai…

M’abituerò a non trovarti
m’abituerò a voltarmi e non ci sarai
m’abituerò a non pensarti
quasi mai, quasi mai, quasi mai…

E mentre la cantavo le lacrime rigavano il mio viso ma un giorno m’abituerò, proprio come dice la canzone…